venerdì 25 luglio 2008

Venerdì 25 luglio - Commento alla Parola

S. Giacomo
Mt 20,20-28

San Giacomo Apostolo
(Archivio Parrocchia)


"Hanno bevuto il calice del Signore, e sono diventati gli amici
di Dio".
E' questa la gloria dell'Apostolo, ben diversa da quella che
Giacomo sperava di raggiungere stando con Gesù. Chi vuoi stare
con lui può aspirare soltanto alla sua gloria: la gloria di colui
che è stato innalzato sulla croce e che chiama i suoi amici a
partecipare alle sue sofferenze, in una unione feconda per
molti.
Paolo lo dice esplicitamente parlando della sua missione: "Siamo
tribolati da ogni parte, sconvolti, perseguitati, colpiti... Di
modo che in noi opera la morte, in voi la vita".
San Giacomo era ambizioso, ma Gesù purificò gradatamente lui
insieme con gli altri, insegnando la via dell'umiltà, del
servizio, del dono di sé, in unione alla sua offerta, per
arrivare alla gloria vera.
Tutti i grandi santi hanno capito la necessità di questa
purificazione: sant'Ignazio, per esempio, non parla di gradi di
amore, ma di umiltà: "La prima forma di umiltà è necessaria alla
salvezza eterna e consiste nel ridimensionarmi e umiliarmi quanto
più mi è possibile per ubbidire in tutto alla legge di Dio nostro
Signore. La seconda e un umiltà più perfetta della prima e si
verifica quando mi trovo nella disposizione di non volere neppure
indinarmi a possedere la ricchezza piuttosto che la povertà,
l'onore piuttosto che il disonore. La terza umiltà è
perfettissima e si ha quando, per imitare e rassomigliare più
effettivamente a Cristo nostro Signore, desidero e scelgo la
povertà con Cristo povero piuttosto che la ricchezza, le ingiurie
con Cristo, che ne è ricolmo, piuttosto che gli onori, e
preferisco di essere stimato stupido e pazzo per Cristo, che per
primo fu ritenuto tale, anziché saggio e prudente in questo
mondo".

giovedì 17 luglio 2008

Giovedì 17 luglio - Commento alla Parola

Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 11,28-30

Il ristoro per le nostre anime
(Monaci Benedettini Silvestrini)


Fatica e oppressione ci accompagnano inevitabilmente per quel
lento ed inarrestabile accumulo di pesi che quotidianamente si
posano sulle nostre spalle e gravano sul nostro spirito. È la
fatica del nostro ritorno a Dio da cui ci eravamo allontanati, è
la fatica del deserto e degli aneliti inappagati. Soffriamo sete
e fame e l'inedia genera stanchezza. L'orientamento ci risulta
difficile e siamo soggetti a smarrimenti che rendono tortuose le
nostre strade e sempre troppo lontana la meta da raggiungere. Che
tristezza vagare senza meta, anelare ad essa e non poterla
raggiungere! La nostalgia della casa paterna mai ci abbandona, la
fame e la sete ci ricordano il cibo abbondante di cui godevamo un
tempo, ora però tutto ci risulta difficile e faticoso. Non ci
sfugge il pensiero che stiamo tutti, con pesi più o meno grandi,
scalando il nostro personale calvario. Così ci coglie e ci
descrive Cristo in questo nostro tempo e per questo ci rivolge un
fraterno invito: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e
oppressi, e io vi ristorerò". Il primo gesto che egli ci chiede è
quello di "andare" da lui; vuol dirci che egli è la "via" sicura,
l'orientamento che non sapevamo trovare da soli, l'approdo a cui
tendevamo senza poterlo raggiungere. Ritrovare la strada dopo
vari smarrimenti è sicuramente morivo di grande gioia, è il primo
ristoro di cui vuol farci godere. Accettare la guida dopo aver
vagato in solitudine smarrendoci è un segno di vera umiltà, ma
anche il presupposto per ulteriori progressi. Ci mettiamo così
alla scuola di Cristo per imparare ad essere come lui miti ed
umili di cuore. Mitezza ed umiltà sembrerebbero secondo i nostri
calcoli, limiti e non motivi di forza. In realtà sono le virtù
che fanno spazio a Dio e ci consentono di sentire dentro la
misteriosi forza, che rende leggeri i nostri pesi e soave il
giogo. Riusciamo solo così a convincerci che quanto il Signore ci
chiede e ci indica amorevolmente con i suoi precetti ci
risulteranno leggeri e soavi nella misura in cui ci siamo
convinti che sono gli strumenti indispensabili per continuare il
nostro cammino speditamente verso la meta e la via sicura per
raggiungerla. Attenzione a non preferire stoltamente i nostri
sentieri tortuosi e privarci della santa energia divina; ci
ritroveremmo fuori strada e stremati sotto i nostri pesi
diventati insopportabili.

mercoledì 16 luglio 2008

Mercoledì 16 luglio - Commento alla Parola

Mercoledì della XV settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 11,25-27

Commento su Is 10,11
(Eremo San Biagio)


Dalla Parola del giorno
Può forse vantarsi la scure con chi taglia per mezzo suo o la
sega insuperbirsi contro chi la maneggia?

Come vivere questa Parola?
Con questo interrogativo la Parola di Dio getta a terra la
facile presunzione umana. Anche la mia e quella di te che stai
leggendo. Lo scrittore sacro esplicita questo presumere di sé,
questo credersi autore del bene che uno compie: "Con la forza
della mia mano ho agito, e con la mia sapienza perché sono
intelligente, ho rimosso i confini [...] ho abbattuto i re".
Davvero l'inorgoglirsi, il vantarsi per quello che di buono
riusciamo a compiere è stoltezza che rasenta la ridicolaggine. In
tutti i campi: in quello del lavoro manuale come in quello della
ricerca scientifica o di altro. Il cuore della storia con le
meraviglie che vi si compiono dagli uomini più dotati e di buon
volere è l'Amore onnipotente di Dio che rende l'uomo suo
collaboratore e di lui si serve per i suoi disegni che sono
salvezza. Questa "lettura" sapiente della realtà più profonda è
possibile però solo ai "piccoli" di cui parla Gesù nel vangelo di
oggi, lodando il Padre che a loro, solo a loro si rivela.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, entrerò concretamente nella
mia identità. Sono povero, limitato, ben lontano dall'essere
"onnipotente". Però l'onnipotenza di Dio-Amore anche di me vuol
servirsi, se mi rendo disponibile. Chiedo l'umiltà e la
semplicità del cuore. Chiedo di essere aiutato da Maria, la prima
dei "piccoli del Regno". Così potrò dire con l'audacia dei santi:
"Tutto posso in Colui che è la mia forza" e sorridere a Dio con
riconoscenza, anche per il bene che vorrà trarre dalla mia vita.

La voce del fondatore della vita monastica
Quelli che temono il Signore no si vantano della loro retta
osservanza: essi stimano che ogni bene in loro non viene da se
stessi, ma dal Signore; glorificano colui che agisce in loro,
dicendo con il profeta: "Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo
nome dà gloria!"

S. Benedetto

venerdì 4 luglio 2008

Venerdì 4 luglio - Commento alla Parola

Venerdì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 9,9-13

Non sono i sani ad aver bisogno del medico; voglio la misericordia e non il sacrificio
(Monaci Benedettini Silvestrini)


La precisazione di Gesù venne da una delle solite critiche dei
suoi oppositori. I farisei dicevano ai suoi discepoli: "Perché il
vostro maestro mangia con i pubblicani e i peccatori?". Fu
durante il banchetto dato da Matteo in occasione della sua
conversione e del suo seguire Gesù. Il Maestro rispose: "Non sono
i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati". E chi è che
non è peccatore, anche se non sempre ci riteniamo tali? La forza
di questa massima è liberatoria e consolante: dinanzi a Dio siamo
quelli che siamo, senza alcuna vergogna, come un bambino di
fronte alla mamma. Nel mondo questo non si può fare. Una delle
regole fondamentali della convivenza umana, in un ambito senza
fede, è salvare la faccia, costruirci delle apparenze e
difenderle a tutti i costi. Matteo era un emarginato dalla
salvezza, un discriminato sociale.Tuttavia o proprio per questo,
Cristo lo restituisce alla condizione di persona e di figlio di
Dio, dandogli fiducia con l'invito a seguirlo. Per il Signore la
purezza del cuore, non è quella legale, ma la conversione
all'amore, alla misericordia. Gesù rifacendosi alla frase di Dio
riportata dal profeta Osea: "Misericordia io voglio e non
sacrificio", conferma quanto sta facendo. Per mezzo del profeta,
Dio stesso ha affermato che egli dagli uomini non esige in primo
luogo il sacrificio, ossia il culto, bensì l'umana misericordia.
Il vero culto di Dio deve dimostrarsi in una misericordia
sensibile e fattiva. Per mezzo della misericordia divina siamo
salvati, e per mezzo della nostra misericordia Dio vuole portare
avanti la sua opera di salvezza.

giovedì 3 luglio 2008

Esercizi spirituali 2008 - S.Pietro del Gallo (CN)

Invitiamo chiunque ne avesse le possibilità a partecipare
agli Esercizi spirituali 2008 organizzati dalla Fraternità regionale Piemonte e Valle d’Aosta “Venerabile Pio Perazzo”.

Si terranno a S. Pietro del Gallo (CN) dal 19 al 21 settembre 2008.

Prenotarsi entro il 7 settembre rivolgendosi a
Gina Culasso (tel. 0175 346238)
o al nostro referente zonale Filomena Spina 339 3481295

Giovedì 3 Luglio - Commento alla Parola

S. Tommaso
Gv 20,24-29

(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Venne, Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse:
"Pace a voi". Poi disse a Tommaso: "Metti qua il tuo dito e
guarda le mie mani... e non essere più incredulo ma credente!».

Come vivere questa Parola?
Il Signore risorto è apparso ai discepoli. "Tommaso, però non
era con loro quando venne Gesù". I suoi occhi non lo hanno visto
e il suo cuore non ha gioito "al vedere il Signore". Ecco perché
l'affermazione esultante dei discepoli: "Abbiamo visto di persona
il Signore" non lo convince. Per otto giorni si macera
nell'incredulità, ma ha imparato una lezione importantissima:
nella prova, nel dubbio non bisogna fuggire. Lui lo aveva fatto
staccandosi dal gruppo. Si era isolato per un momento, ma ora non
s'allontana più, pur patendo nella morsa di una sfiducia scettica
e diffidente. Sì, continua a non capire, a non credere, ma
umilmente ora sta con gli altri, "in casa", cioè nella
familiarità dell'essere "un cuor solo e un'anima sola",
nonostante tutto. E nel chiuso di questo dissidio interiore
pregno di testardaggine e sgomento, ancora una volta Gesù si apre
un varco ed entra a porte chiuse, facendo breccia sulla
caparbietà dell'uomo di ogni tempo. A Tommaso dice: "stendi la
tua mano, e mettila nel mio costato". Un invito che placa il
respiro affannoso della ricerca e che offre il perdono alla
diffidenza. Per cui anche noi con Tommaso possiamo sussurrare a
fior di labbra: "Mio Signore e mio Dio!", percependo in cuore la
pace vera che scaturisce dall'incontro con Cristo, dalle cui
ferite gloriose ognuno può rinascere a vita nuova.
Scrive il card. Martini commentando la vicenda dell'apostolo
Tommaso: «Non è facile vedere i segni della presenza di Dio nel
mondo: alcuni li vedono prima..., ma ci sono anche gli scettici,
che arrivano ultimi, ma che pure possono anch'essi arrivare.
Nessuno è escluso, purché si abbia una serietà e una buona
volontà di fondo». Ecco il punto: desiderare ardentemente e con
tenacia volere incontrare il Signore esercitandosi a riconoscere
i segni e i luoghi della Sua presenza.

Nel mio rientro al cuore, oggi, cercherò di focalizzare i segni
della presenza di Dio nella mia vita e i luoghi privilegiati in
cui Egli si manifesta. Questa la mia preghiera:

Signore Gesù, Primizia dei Risorti, mostrami le tue ferite
gloriose perché il cuore non fugga smarrito nei meandri della
desolazione; accogli l'incredulità della mia mente tormentata
dalla diffidenza; sposa, o Misericordioso, l'impulsività
passionale del mio amore ancora troppo impastato di terra ed
elevami a Te perché possa entrare con Te nella quiete di un amore
purissimo.

La voce di un monaco del Medio Evo
L'abisso inferiore e oscuro chiama l'Abisso superiore, chiama Te
che sorpassi ogni intelligenza...Creatore Santo, l'anima mia è
informe e deserta e le tenebre ricoprono l'abisso. Dì che la luce
sia, e la luce sarà... Illumina, Signore, le mie tenebre, dì
all'anima mia: "Sia la luce!", e la luce sarà.
Guigo II Certosino

mercoledì 2 luglio 2008

Oggi 2 Luglio ...

Care sorelle e cari fratelli,
oggi 2 luglio, ricordiamo particolarmente nella preghiera e festeggiamo:

l'Onomastico di GRAZIA del gruppo dei Novizi e MARIA GRAZIA, ex-ministra della nostra fraternità prima di Massimo, Ornella e Corrado.
In realtà, liturgicamente questo onomastico cadrebbe il 31 maggio, infatti il nuovo calendario liturgico ha spostato a quella data la festa della Visitazione della Vergine (o Madonna delle Grazie) come coronamento del mese mariano ed anche in ossequio ad una maggiore aderenza al racconto evangelico che pone questo episodio tra l'Annunciazione (25 maggio) e la nascita di Giovanni Battista (24 giugno). E pensare che i frati minori celebravano questa festa il 2 luglio sin dal 1263!
Grazia deriva dal latino "Gratia" e significa "leggiadra".


Auguri!!!

Marco V.

martedì 1 luglio 2008

Oggi 1 Luglio ...

Care sorelle e cari fratelli,
oggi 1° luglio, ricordiamo particolarmente nella preghiera e festeggiamo:

l'Onomastico di ESTER, di Cristina&Corrado.
Ester, eroina biblica e moglie esemplare, come racconta il libro dell'Antico Testamento a lei intitolato, salvò il popolo ebraico dallo sterminio, intercedendo presso il marito, re Serse I (nel racconto biblico chiamato Assuero). Storicamente siamo nel periodo successivo alla deportazione del 597 a.C.
Per il Copti la memoria di Ester "Regina dei persiani" (posta al 20 dicembre) é festa e anche la Chiesa greca la commemora.
Ester deriva dal persiano e significa "Stella".


Auguri!!!

Marco V.

Martedì 1 Luglio - Commento alla Parola

Martedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 8,23-27

La palestra della naturalità
(don Luciano Sanvito)


Ci è sfuggito il rapporto naturale con le cose e con le persone,
a partire da noi stessi: ci lasciamo appunto prendere dalle
nostre paure e dai nostri istinti del momento, poi ci lasciamo
invadere dalla psicosi del rapporto con l'altro, e infine con la
stessa natura non sappiamo più convivere, appena ci sentiamo da
essa disturbati nel nostro quieto vivere.

Siamo richiamati oggi a riappropriarci della fede in noi stessi,
nell'altro e e nella natura, che anche quando appare furiosa e
contraria ai nostri modi di procedere, ci indica e ci insegna
l'esercizio della fede in essa.
Dobbiamo imparare ad esercitarci alla contrarietà delle cose e
delle persone, e imparare così a equilibrare, in questa palestra
della vita quotidiana, i nostri atteggiamenti, affinché volgano
noi stessi e gli altri alla ricerca della serenità, della pace
interiore e anche esteriore.
Già: la pace anche esteriore, spesso fraintesa come assenza di
guerra, è invece il giusto rapporto equilibrato da assumere e da
tenere di fronte all'avvento degli eventi naturali, che sono
sempre naturali, anche quando noi li consideriamo fuori luogo o
esagerati.

Siamo come i bambini che vogliono dormire con la luce accesa, ma
dobbiamo imparare che naturale per il dormire è il buio; vogliamo
sempre essere difesi, ma la naturale esposizione della nostra
persona è la realtà che la vita ci chiede per essere veri.

Val più una tempesta fuori o dentro di noi?
Quale è la più ruinosa? Quale la più naturale?
Non forse quella esteriore, che se non sappiamo accogliere nella
condivisione diventa provocante e generante di quella
dell'anima?

La palestra della naturalità del rapporto con le cose, le
persone e con noi stessi ci invita, per poter imparare ad
obbedire a tutte quelle forze dirompenti che, se affrontate con
fede, si tramutano nella nostra gioia.

Questione unitaria dell'OFS

Per chi ha seguito le vicissitudini giuridici della fusione dell'OFS delle varie obbedienze, segnalo questo importante aggiornamento dal sito dell'OFS italiano

La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata chiarisce definitivamente la questione unitaria dell'OFS d'Italia
La Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, con documento Prot. n. 43297/98 dato in Città del Vaticano il 18 Giugno 2008, ha dato risposta alla richiesta avanzatale nei mesi scorsi dal Ministro Nazionale Giuseppe Failla che, su richiesta dell'assemblea Capitolare del maggio 2007, aveva chiesto un chiairmento definitivo sulla questione unitaria, che ponesse fine alle numerose difficoltà e sofferenze che il cammino unitario stava provocando a molte Fraternità e fratelli e sorelle dell'OFS d'Italia. Il prezioso documento, sancisce definitivamente la posizione della Santa Sede sulla vicenda: "...riaffermiamo nuovamente che tutte le Fraternità locali e i relativi membri che non abbiano ancora aderito all'unico OFS eretto dalla Sede Apostolica devono confluire in esso, con spirito di amore fraterno e di vera comunione, senza più frapporre ostacoli e resistenze". Al documento, è allegata la decisione del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica del 9 maggio scorso, "che ha definitivamente rifiutato, senza possibilità di appello, la celebrazione del Capitolo elettivo, che implicitamente poteva essere intesa come il riconoscimento di una Fraternità nazionale dell'Ordine Francescano Secolare Minori d'Italia". Il documento si conclude con questo saluto: "San Francesco d'Assisi guidi il cammino dell'OFS italiano verso traguardi di una sempre più appassionata e gioiosa fedeltà al Vangelo, "regola e vita" di ogni autentico francescano. Questo auspicio si fa particolarmente vivo nell'occasione del trentesimo anniversario della nuova Regola dell'OFS (24 Giugno 1978)". FAI CLICK QUI PER ANDARE ALLA PAGINA DELLO SPECIALE E SCARICARE I TESTI DELLA LETTERA DELLA CONGREGAZIONE E DELLA CIRCOLARE DEL MINISTRO NAZIONALE

Massimo Giudici

Lunedì 30 Giugno - Commento alla Parola

Lunedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 8,18-22

Commento su Am 2,8
(Eremo San Biagio)


Dalla Parola del giorno
"Su vesti prese a pegno si stendono presso ogni altare e bevono
il vino confiscato come ammenda nella casa del loro Dio"

Come vivere questa parola?
Il profeta Amos non è tenero con chi pratica una religione vana
e deviante perché non strettamente connessa alla giustizia e al
rispetto per tutti. Qui si riferisce ai pasti sacri che
concludevano certi riti sacrificali. Con la forza di una fede
autentica esprime la sua indignazione nei confronti di chi osava
sfoggiare, in queste funzioni religiose, i beni confiscati ai
poveri. In questo caso si tratta di vesti e di vino tolti con
angherie alla gente che aveva solo quel poco per vivere.
L'impudenza poi è l'ardire di esprimere culto a Dio attraverso
questo scempio. No, Dio non può gradire il culto, una parvenza di
lode e adorazione dal cuore marcio per sopruso verso il prossimo.
Il Signore, già nella legge di Mosè, s'era fatto premura
d'inculcare un profondo rispetto per tutti, anche per gli
appartenenti al ceto sociale più basso. La prescrizione era
chiara: "Quando presterai qualsiasi cosa al tuo prossimo, non
entrerai in casa sua per prendere il suo pegno. Te ne starai
fuori. E l'uomo a cui avrai fatto il prestito, ti porterà fuori
il pegno". E aggiunge: "Se quell'uomo è povero non andrai a
dormire col suo pegno. Dovrai assolutamente restituirlo al
tramonto del sole, perché egli possa dormire col suo mantello e
benedirti" (Dt 24,10-13) È il caso di riflettere su questa
volontà di Dio tanto esplicita e tanto dimenticata nel corso
degli anni! Quando il salmista invita a levare al cielo mani
pure, allude certamente a questa necessità di coniugare il
proprio culto a Dio con la giustizia e la misericordia. Ed è
sempre salutare fare memoria di quello che, in regime di Nuovo
Testamento, S.Paolo afferma: "Coloro che vogliono arricchire
cadono nella tentazione, nel laccio di molte bramosie insensate e
funeste che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione.
L'attaccamento al denaro, infatti, è radice di tutti i mali" (1
Tm 6,9-10).

Oggi, a questo rifletterò, nel mio rientro al cuore. E chiederò
allo Spirito Santo che mi faccia luce sul rapporto strettissimo
tra la mia preghiera, la mia partecipazione all'Eucaristia e il
modo di relazionarmi al prossimo. Ne sono sempre più consapevole?
Come tratto chi mi vive accanto e come tratto il debole, il
povero, l'indigente?

Signore, liberami dalla bramosia di arricchirmi e di possedere
tanti beni. O UNICO VERO BENE del mio esistere, fammi capace di
percepire la preziosità di ogni persona, di trattare tutti con
profondo rispetto e con liberalità di cuore.

La voce di un Padre della Chiesa
Cerchi danaro e guadagno dal povero? Se avesse potuto renderti
più ricco, avrebbe forse battuto alla tua porta? E' venuto per
trovare aiuto, ha trovato un nemico. Ha cercato un rimedio, ha
incappato nel veleno. Sarebbe stato tuo dovere alleviare la
miseria di quell'uomo, e tu invece ne aumenti l'indigenza,
cercando di ricavare tutto il possibile dalla miseria. Non sai
che rendi tanto maggiore la massa dei tuoi peccati, quanto più
pensi di aumentare la tua ricchezza per mezzo dell'usuraio.
Basilio il Grande

Oggi 29 Giugno ...

Care sorelle e cari fratelli,
oggi 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, ricordiamo particolarmente nella preghiera e festeggiamo:

il Compleanno del nostro fratello COSTANZO, marito di Lucia. e di FRANCESCO, il maggiore (e l'unico maschio) della numerosa prole di Cristina&Corrado.
Inoltre, abbiamo una caterva di Onomastici da ricordare. In ordine sparso: la nostra consigliera regionale (e mille altre cose) PAOLA, la nostra sorella e moglie ministeriale PAOLA, la signora PAOLA Dato, la sorella di Gianni PAOLA, PAOLO Leonardi, PIERO della Rosella, PIERO Pollo, P. PIETRO e P.PAOLANGELO da poco arrivato a S.Nazzaro.
Di S.Pietro e S.Paolo non c'é nulla da dire che già non si sappia. Ricordo solo una curiosità: S.Paolo é patrono, tra gli altri, di Vescovi e missionari, S.Pietro lo é dei Papi e dei pescatori.
Questi due nomi derivano entrambi dal latino coi seguenti significati: Paolo di "piccolo di statura" e Pietro di "pietra, sasso squadrato".


Auguri!!!

Marco V.

Prove di canto

Ciao a tutti...

dopo la verifica sulla venerazione della croce,

si è deciso di ritrovarsi a cantare MERCOLEDI' prossimo alle 21.00 (cioè dopo la pallavolo....) in convento...
chi vuole partecipare, si consideri invitato...
pace e bene

i cantori/suonatori...

Oggi 28 Giugno ...

Care sorelle e cari fratelli,
oggi 28 giugno, memoria di S.Ireneo (Vescovo e martire), ricordiamo particolarmente nella preghiera e festeggiamo:

il Compleanno di CRISTINA della Gifra.


Auguri!!!

Marco V.

Sabato 28 giugno - Commento alla Parola

Sabato della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 8,5-17

Commento su Lam 2,12
(Eremo San Biagio)


Dalla Parola del giorno
Alle loro madri dicevano: Dov'è il grano e il vino? Intanto
venivano meno come feriti nelle piazze della città; esalavano il
respiro in grembo alle loro madri.

Come vivere questa parola?
Israele sta vivendo uno dei momenti più terribili della sua
storia. Il re di Babilonia, Nabucodonosor, ha assediato
Gerusalemme e, vittorioso, ha deportato gran parte dei suoi
abitanti. Chi rimane vive allo sbando, miseramente. L'autore del
libro delle Lamentazioni esprime tutto questo nella forma
letteraria del lamento funebre. E la morte, infatti, domina per
le strade: una morte che l'autore sacro "legge" come frutto
dell'aver abbandonato Dio da parte del popolo, per l'ennesima
volta infedele al Dio fedele. Ciò che di attuale ritroviamo in
queste parole sacre è proprio questo. Anche oggi l'umanità,
dimentica del Signore, è come attraversata dalla morte. Gran
parte di essa vive il dramma della fame anche materiale a causa
di una cattiva distribuzione dei beni. Ma un'altra parte vive la
tragedia del non-senso. "Dov'è il grano e il vino"? La domanda ha
valore esistenziale. È come se l'uomo d'oggi, il giovane
soprattutto, gridasse a chi l'ha messo al mondo: Qual è il
nutrimento della mia fame vera, che è fame di giustizia, di
verità, di bontà, di amore, di quelle cose che, in concreto, sono
le uniche a contare? Ma il guaio è che mancano le guide, mancano
i testimoni, manca chi, fuori da "pancottaglie" di una
religiosità senza radici di vera fede, viva e doni le risposte,
l'orientamento che salva.

Oggi, nella mi pausa contemplativa, pur senza deprimermi, darò
uno sguardo all'orizzonte storico in cui vivo. Ascolterò in cuore
il grido soprattutto dei giovani che invocano il vero nutrimento
spirituale anche dentro i loro sbandamenti e mi chiederò se il
cibo e la bevanda di verità che io possiedo sono in grado di
darla agli altri.

Signore Gesù, hai detto che chi mangia il tuo Pane ha fin d'ora
la vita eterna. Dammi d'interiorizzare il Pane della Parola e
dell'Eucaristia, perché la tua vita sia rigogliosa in me e
diventi testimonianza per gli altri.

La voce di una convertita
Se alcuni uomini dicono: «Dio è morto», nella mia città e in
altre città, se dei cristiani ne sono stati responsabili,
consapevolmente o no, poiché sono io che vivo oggi, sono io ad
esserne responsabile: i cristiani di tutti i tempi sono una cosa
sola e io non sono la sola cristiana a vivere. Gli altri e io che
faremo?
Madeleine Delbrêl

Venerdì 27 Giugno - Commento alla Parola

Venerdì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Mt 8,1-4

(mons. Vincenzo Paglia)

Gesù ha parlato sul monte, davanti a una grande folla. E' stato
un discorso lungo, iniziato capovolgendo regole e consuetudini.
Ha chiamato beati i poveri, gli afflitti, i miti e quelli che
hanno fame e sete di giustizia. Ora scende dalla montagna e
continua a guardare con commozione e simpatia la gente che gli si
stringe attorno come alla ricerca di un pastore. Ecco venire un
lebbroso che gli si inginocchia davanti. E' un incontro
imprevisto, di quelli per cui spesso proviamo fastidio perché
disturba i nostri piani. Gesù ci insegna a essere compagni di
strada di tutti, a non guardare con diffidenza nessuno dei tanti
compagni di viaggio che si avvicinano a noi anche non invitati
(pensiamo a tanti stranieri!) Quel lebbroso è un uomo disprezzato
che nessuno ha potuto (o voluto) aiutare. Costui prega,
confessando la sua lebbra ma, assieme, anche la sua fede:
"Signore, se vuoi tu puoi sanarmi". Gesù, che più tardi dirà:
"Bussate e vi sarà aperto", subito apre la porta della sua
misericordia, tocca con la mano il lebbroso e gli parla. E la
lebbra scompare. Gesù non ha timore di fermarsi di fronte a quel
malato. Se ne prende cura, lo tocca e gli dice parole di affetto.
Così lo guarisce. Gesù mostra ai discepoli di ogni tempo come
stare accanto a chi ha bisogno. E afferma chiaramente qual è la
volontà di Dio: "Lo voglio, sii guarito". Questa dev'essere anche
la volontà dei discepoli e di ogni comunità cristiana.