martedì 30 settembre 2008

Nuovo Consiglio Regionale GiFra Piemonte

Vi annuncio con gioia che la GiFra Piemonte ha un nuovo Consiglio Regionale, sono stati chiamati a questo servizio:
Presidente Antonella Pisegna (Fraternità Torino S. Antonio)
Vicepresidente Paola Bochicchio (Fraternità di Santhià)
Consigliere Francesca Ferrero (Fraternità di Novara) e Cristina Picco (Fraternità Torino S. Antonio)

Vi chiedo di pregare per loro e per il servizio che sono chiamate a compiere, in particolare per la più giovane, Francesca, perchè oggi il Signore ha chiamato a Se sua nonna.
Fritz

lunedì 29 settembre 2008

Lunedì 29 Settembre - Commento alla Parola

Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele
Gv 1,47-51

(don Paolo Curtaz)

Al nostro disincantato mondo occidentale basato sulla scienza
sperimentale manca, molto spesso, quello sguardo di stupore che
contraddistingue invece le persone semplici e i bambini. Così
questo nostro tempo seleziona le verità della fede col criterio
del "politicamente corretto" e del "credibile", buttando nella
pattumiera tutto ciò che –a parer nostro, dominatori
dell'universo – stride con il buon senso. Bene amici, se
togliete gli angeli dalla Bibbia dovrete strappare qualche
centinaio di pagine tra le più belle... Io credo agli angeli,
questi amici di Dio che vegliano su di noi e lottano per la
salvezza, mi scoccia solo – e sia detto tra noi: so che scoccia
molto anche a loro – quando diventano protagonisti di
improbabili trasmissioni televisive che raschiano il fondo del
barile mettendo insieme paranormale e angeli! Parlare di angeli
significa parlare di Dio, aprirsi alla fede nell'altrove, nel di
più significa credere che non tutta la realtà si esaurisce
sotto le nostre dita. Tra questi amici di Dio tre angeli
rivestono un luogo fondamentale: Michele Raffaele e Gabriele,
annunciatori, validi combattenti, discreti compagni di strada.
Scomodiamoli nella preghiera amici, riscoprite il cuore di
bambino sotto la scorza di uomodisincantatodelventunesimosecolo.
Vuoi sapere cosa pensa Dio di te? Chiama in soccorso Gabriele,
mille volte meglio della posta celere. Ti senti depresso e non
trovi cura al tuo malumore? E' lì per te Raffaele – medicina
di Dio – che ti guida come ha fatto discretamente con Tobia. Ti
senti travolto dalla negatività e dalla parte oscura della vita?
Michele è lì per te: carattere impetuoso e combattivo non vede
l'ora di fare a botte. Ci sono amici, ci sono, provate a
chiamarli, vedrete che vengono gente di poca fede!

Michele, Gabriele e Raffaele ci aprono ad una visione della vita
più piena, che varca le soglie del visibile; rendi il nostro
cuore puro e umile per accogliere questa straordinaria verità di
fede, Signore.

sabato 27 settembre 2008

Sabato 27 Settembre - Commento alla Parola

Sabato della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 9,43-45

Commento Luca 9,43-45
(don Paolo Curtaz)

Poveri apostoli! Capiamo il loro disagio, il loro timore di
rivolgere la parola al Signore riguardo a questo suo "essere
consegnato agli uomini". Sì, ci è incomprensibile la croce,
davvero. Anzi, ci spaventa che qualcuno scelga di amare fino a
morirne. Gesù sente che le cose stanno precipitando: non sono
bastate le sue parole su Dio, non i suoi gesti, non la sua virile
tenerezza, macché, l'uomo è scostante, incontentabile. Forse,
pensa Gesù, non c'è che un gesto: forzare la mano, lasciare che
le cose accadano, chissà che davanti all'inaudito (un Dio che
muore per amore) alla fine l'uomo si decida. Rischio immenso,
scommessa inaudita quella del Signore Gesù che sceglie il
paradosso della sconfitta come misura dell'amore. Riuscirà nel
suo intento? Se siamo qui, oggi, è proprio perché quel gesto
incomprensibile, quel donare la vita così diverso dal nostro
morboso attaccamento a noi stessi, ci ha svelato il volto di un
Dio inatteso. Dunque Dio si consegna alla nostra volontà, visto
che noi non siamo disposti a consegnarci alla sua, Dio ci lascia
fare, convinto che il nostro cuore, alla fine, pieghi le
ginocchia davanti a tanto dono. Per noi è misterioso tutto
questo, non siamo poi così certi di volere un Dio debole e
fragile, che rischia di essere spazzato via. Eppure, non è
questo il grande mistero dell'amore che si dona? La croce non è
da capire ma da accogliere e noi, come gli apostoli, siamo pieni
di meraviglia per tutte le cose che Gesù fa.

No, Signore, la tua consegna alla violenza e all'odio di noi
uomini proprio non la capiamo. Forse avremmo preferito un finale
diverso, una vendetta in grande stile, la punizione dei reprobi.
Macché, per noi è misteriosa la misura del tuo dono, e ci
riempie di meraviglia, Signore disposto a morire per amore!

venerdì 26 settembre 2008

Venerdì 26 Settembre - Commento alla Parola

Venerdì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno II)Lc 9,18-22
(Eremo San Biagio)
Dalla Parola del giornoAllora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”. Pietro,prendendo la parola, rispose: “Il Cristo di Dio”. Egli alloraordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. “Il Figliodell’uomo – disse - deve soffrire molto, essere riprovatodagli anziani, dai sommi sacerdoti, dagli scribi, essere messo amorte e risorgere il terzo giorno”
Come vivere questa Parola?La domanda di Gesù non si è fermata nel tempo e nel luogo incui è stata pronunciata la prima volta. Percorre i secoli dellastoria e si ripropone a ciascuno di noi.In quel momento preciso, Pietro, illuminato dallo Spirito, hadato una risposta illuminante.Oggi, le nostre risposte, forse sarebbe ancora più eterogeneedi quelle dei discepoli, perché il mistero del Cristo abbracciatutte le generazioni e l’intero universo. Inoltre, qualora ciriuscisse di avvicinarci ad una conoscenza più chiara del Figliodi Dio, rimarrebbe sempre il segreto doloroso e incomprensibiledella sua passione. Una morte annunciata e tragica, difficile daaccettare per noi che, come gli uomini di tutti i tempi, siamoaffascinati da chi è vincente nella vita.Carlo Maria Martini, ultimamente, ha confessato il suo rifiutoiniziale della passione e morte di Gesù. Rifiuto che èperdurato fino a quando il cardinale stesso ha incontrato lasofferenza, il limite, il pensiero della morte incombente.Nel Vangelo di oggi, Gesù ci rivela che la strada della Croceè quella che ci può condurre meglio sulla via della conoscenzadi Lui.
Nella pausa di preghiera di questa giornata, dirò:
Rivelami, Signore, come con le tue parole e con la tua vita, conla tua morte e la tua risurrezione, tu sei lo straordinario nelquotidiano, l’onnipotente nella debolezza, il Dio con noi, ilsanto e l’unico per i secoli dei secoli.
La voce di un filosofoChe io cammini verso di te, Signore, seguendo una strada sicura,diritta, praticabile e capace di condurre alla meta, una stradache non si smarrisca fra il benessere o fra le difficoltà. Cheti renda grazie quando le cose vanno bene, e nelle avversitàconservi la pazienza, senza esaltarmi nella prosperità e senzaabbattermi nei momenti più duri.S. Tommaso d’Aquino

giovedì 25 settembre 2008

Giovedì 25 Settembre - Commento alla Parola

Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 9,7-9
Commento Luca 9,7-9
(don Paolo Curtaz)
Erode è incuriosito dal Rabbì Gesù, sente la gente che ne
parla, vorrebbe vederlo... ma il suo non è il desiderio profondo
di chi cerca la verità, il grido interiore di chi ha percorso
tutte le strade del pensiero per approdare alla fede, l'ansia
salutare che ci impedisce di essere soddisfatti di ciò che la
vita ci può donare per cercare l'altrove...
No, Erode è annoiato dal suo potere, dalla sua fama, dalla sua
ricchezza, la sua è solo la richiesta viziata di un potente, il
debole afflato mistico di un uomo che ha abbandonato da fede dei
Padri per seguire le tortuose e perverse vie del potere politico,
il leggero brivido di moda che affianca al mio delirio un
qualcosa di spirituale per sentirmi in armonia con la mia
coscienza. Sciocco e presuntuoso Erode! Quando capirai che tutto
ciò che hai è nulla e vento? Che la gloria che insegui è più
fragile di un fiore del campo?
Non è curioso? Nessuno di noi saprebbe chi è Erode il grande,
o suo figlio o Ponzio Pilato, se non fosse perché il loro nome
è finito, quasi casualmente, nel racconto delle vicende di un
oscuro falegname di Nazareth. Logica devastante di Dio: i potenti
di questo mondo vengono oscurati dal più insignificante dei
poveri in un paese occupato da una potenza mondiale. Così è,
amici, così vuole Dio, che si diverte a rovesciare i potenti dai
troni e ad innalzare gli umili, a saziare gli affamati e a
rimandare a mani vuote i ricchi. E noi, da che parte ci
schieriamo? Dalla parte di Dio o della logica di questo mondo,
sempre preoccupati di conoscere le persone giuste, ansiosi nel
ben apparire davanti ai superiori o maturi e liberi nella nostra
profezia?
Signore, liberaci dall'ansia dell'apparire, dal potere che non
diventi servizio, dall'eccesso che offende i poveri, dalla gloria
che non sia stupita riconoscenza del tuo amore per noi!
Erode è curioso, Signore, ma non è disposto a mettersi in
gioco, non ti segue, aspetta che tu venga per poi, magari,
tagliarti la testa per rivedere il seduttivo ballo di
un'adolescente. Rendici liberi dalle passioni che ci annebbiano
il cuore, salvaci dalla tentazione del potere che diventa
sopraffazione, tu che sei venuto per servire e non per essere
servito...

mercoledì 24 settembre 2008

Mercoledì 24 Settembre - Commento alla Parola

Mercoledì della XXV settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 9,1-6

(mons. Vincenzo Paglia)

Gesù ha appena guarito una donna adulta ed ha ridato la vita a
una ragazza. Gesù è venuto a liberare e a guarire dal male che
vuole dominare sul mondo. Anche i discepoli sono chiamati a
questa lotta. E Gesù dona loro la sua stessa autorità e il suo
stesso potere. Scrive l'evangelista che Gesù, tra coloro che lo
seguivano, ne scelse Dodici, diede loro il potere di cacciare i
demoni e di curare le malattie e li inviò in sua vece. È la
seconda volta che l'evangelista narra la missione dei discepoli,
quasi a voler dire che l'annuncio del Vangelo non avviene una
volta per tutte, e neppure è una iniziativa autonoma e privata.
Ogni discepolo è chiamato a inserirsi nella lunga scia dei
seguaci di Gesù per combattere la stessa battaglia e per
comunicare lo stesso Vangelo. Tale missione richiede di
spogliarsi di se stessi e del proprio protagonismo per essere
servi del Vangelo. In questa pagina si respira un'ansia che porta
i discepoli a recarsi di casa in casa, di villaggio in villaggio,
di città in città: nessuno deve restare privo dell'annuncio
evangelico. Persino Erode ne è incuriosito. Verrà anche per lui
il momento dell'incontro; purtroppo chiuderà il suo cuore a
Gesù. Era sazio di sé e aspettava solo prodigi, non la
salvezza, come invece attendevano i poveri e i deboli.