giovedì 30 ottobre 2008

Il mio Francesco

Carissimi,

vi invito alla serata di giovedì 30, quella che sarà dedicata all’incontro che abbiamo intitolato “Il mio Francesco”.

Come sapete si tratterà di una conversazione in pubblico con tre personaggi noti della vita cittadina (Carlo Colzani, Paolo Fratta e Massimo Tosi) non consueti ai temi di tipo spirituale e religioso, a cui abbiamo chiesto di mettersi a confronto liberamente e senza rete con Francesco d’Assisi, a partire da tre brevi testi che vi allego.

La serata sarà molto semplice, ma speriamo ricca e stimolante. Ci sarà una giovane attrice che leggerà i tre brevi testi oltre a un testo introduttivo e alla conclusione che abbiamo pensato di affidare al “cantico delle Creature”.

Io farò un po’ da “conducente”, articolando i temi con domande e spunti.

Abbiamo ritento di svolgere la serata in chiesa, nonostante il carattere “laico”, per sfruttare l’atmosfera che è indubbiamente più suggestiva.

È superfluo ricordare a tutti quanto sia importante la partecipazione, a cominciare da quella dei fratelli e sorelle della fraternità.

Arrivederci quindi a giovedì sera

Ettore

Proposta per i giovani al Monte Mesma

Trovate qui il volantino...

martedì 21 ottobre 2008

Promessa della GiFra

Carissimi, con gioia vi invito:

Domenica 26 Ottobre alla promessa della GiFra di Novara
durante la messa delle ore 16.30 presso il Convento di S.Nazzaro

Il Signore vi doni la pace.
Davide

mercoledì 15 ottobre 2008

Mercoledì 15 Ottobre - Commento alla Parola

Mercoledì della XXVIII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 11,42-46

Commento su Gal 5,22.23
(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza,
benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro
queste cose non c'è Legge.

Come vivere questa Parola?
Nella pericope che oggi la liturgia ci propone Paolo contrappone
"le opere della carne" e "il frutto dello Spirito". Sorge subito
un interrogativo: perché non dice "opere dello Spirito" ma "il
frutto dello Spirito" e perché "frutto" e non "frutti"? Nelle
"opere della carne" si esprime l'istintività dell'uomo che si
dissocia dal progetto di Dio che è bellezza, bontà, salvezza,
ogni vero bene per lui. È l'uomo che va dietro i dettami del suo
"ego". La Legge di Dio lo precetta diversamente, ma egli la
disattende pur sentendosene da essa condannato. Nel "frutto dello
Spirito" si esprime l'azione dello Spirito Santo. Essa è appunto
l'unitario fruttificare di molteplici atteggiamenti positivi nel
cuore e nella vita di chi consente liberamente a questa azione.
Non solo, ma da questo agire dello Spirito la persona sempre più
viene liberata riacquistando quella fisionomia spirituale che è
"l'immagine e somiglianza di Dio, e più ancora il lasciar vivere
e agire gli atteggiamenti stessi di Gesù che è – per
eccellenza – "il frutto dello Spirito" allo sguardo del Padre.
No, la Legge non ha proprio più nulla da dire contro l'uomo che
vive semplicemente il fruttificare dell'azione di Dio in lui.
Amore, pace, gioia, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà,
mitezza, dominio di sé sono qualità di un'esistenza pienamente
riuscita. Chi potrebbe negarlo?

Oggi, nella mia pausa contemplativa, invoco lo Spirito Santo per
vedere con chiarezza in me dove e quando accetto i compromessi di
una vita secondo l'istintività egoista, di una logica e
mentalità del "subito tutto e a qualsiasi costo". È contro
questo modo di essere e di agire che la Legge non ha che
proibizioni: "Non dire" "non fare" ecc. indicandoci così il
minimo indispensabile per non uscire del tutto dal progetto di
Dio. Lo Spirito invece: la sua azione, che mi sollecita
interiormente a scegliere il bene, fruttifica in me una vita
piena, una qualità umana e cristiana che è la libertà gioiosa
di chi ha imparato la piena realizzazione di sé donandosi per
amore ai fratelli.

La voce di un Padre della Chiesa
La grazia scolpisce nel cuore dei figli della luce le leggi
dello Spirito. Una volta che la grazia si è impadronita dei
pascoli del cuore, essa regna su tutte le membra e su tutti i
pensieri. In esso infatti è la mente, e tutti pensieri
dell'anima e la sua speranza.
Pseudo-Macario

venerdì 10 ottobre 2008

Venerdì 10 Ottobre - Commento alla Parola

Venerdì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 11,15-26

(mons. Vincenzo Paglia)

Ancora una volta il Vangelo ci mostra Gesù che lotta contro il
male, contro il principe del male che teneva schiavo un uomo
rendendolo muto, incapace di comunicare con gli altri. Gesù
libera quest'uomo dalla sua schiavitù. E tutti, appena sentono
parlare quest'uomo, si meravigliano. Lo spirito del male non si
arrende e, se possibile, rafforza la sua resistenza e la sua
opposizione a Gesù e al Vangelo. È una storia di opposizione e
di lotta che continua ancora oggi. L'incomunicabilità è davvero
frequente: è difficile comunicare tra persone, tra etnie, tra
popoli, tra nazioni. E l'incomunicabilità crea tensioni e
conflitti, talora drammatici. Il principe del male opera perché
la divisione e l'inimicizia si allarghino. I discepoli, anche
oggi, sono invitati a essere attenti e vigilanti, a non abbassare
la guardia, perché siano sconfitti dagli spiriti del male e
della divisione. E soprattutto debbono sapere che Gesù è
davvero il più forte che può custodire la casa di cui parla il
Vangelo. Questa casa è il cuore di ciascuno, è la comunità
cristiana, è il mondo.

giovedì 9 ottobre 2008

Giovedì 09 Ottobre - Commento alla Parola

Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 11,5-13

(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai
vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo
Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!

Come vivere questa Parola?
Registrando questa stessa affermazione di Gesù, l'evangelista
Matteo non dice "lo Spirito Santo" ma "cose buone (Mt. 7,11). In
effetti Luca è più "onnicomprensivo", perché se il Padre dà,
a chi glielo chiede, lo Spirito Santo che è il dono per
eccellenza, indispensabile a un'autentica vita cristiana, certo
darà insieme ogni altra "vera" cosa buona. Questa è la nostra
fede! Tutto il brano del Vangelo di oggi è ricco di due
significati importantissimi:
1. la qualità della nostra preghiera è in diretta relazione
col rapporto di fede-fiducia che abbiamo col Padre. E' il grande
abbandono in Lui che ci ottiene lo Spirito Santo con tutte le sue
energie per una vita vera e serena.
2. La nostra preghiera è autentica se è perseverante. Dio non
lo si "gettona"! Il cuore impara a contattarlo per qualunque
necessità nella consapevolezza che Egli è l'Amore. Pregarlo
ogni giorno, anzi ad ogni momento è il "respiro" che conta e mi
fa vivere!

Oggi revisionerò in cuore il mio modo di rapportarmi a Dio. Si
annidano delle paure, delle diffidenze forse o
dell'abitudinarietà? Nella consapevolezza che è Gesù a
immettermi nell'oceano della tenerezza di Dio, gli ripeterò più
volte lungo il giorno: "Mi fido di Te, Signore".

La voce di un grande Padre
Non è necessario dire tante parole nella preghiera. Dì
sovente: "Signore, abbi pietà di noi come tu vuoi e come tu
sai". Quando la tua anima è in angustie, dì: "Aiutami". E Dio
ti farà misericordia perché sa quello che ti conviene.
Macario

martedì 7 ottobre 2008

Martedì 7 Ottobre - Commento alla Parola

Martedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 10,38-42

(mons. Vincenzo Paglia)

Maria ai piedi di Gesù è l'immagine di ogni discepolo. Il
cristiano, infatti, è anzitutto colui che ascolta la parola del
Maestro e la custodisce nel proprio cuore. Il discepolo somiglia
a Maria più che a Marta, la quale si lascia sorprendere da un
attivismo che la incattivisce al punto tale da rimproverare di
insensibilità persino Gesù. Il cristiano è sempre e
soprattutto un discepolo del Signore. Questa è la sua
definizione più vera e profonda. Dall'ascolto della Parola di
Dio, infatti, scaturisce l'essere e l'agire del cristiano. Nella
preghiera scopriamo di essere figli, di poter cioè dare del "tu"
a Dio ed affidarci a lui con piena fiducia. Per questo si
potrebbe dire che la preghiera è la prima e fondamentale opera
del cristiano; sia la preghiera personale, possibile ovunque, sia
la preghiera comune. Nella preghiera impariamo ad amare il
Signore, i fratelli e i poveri. L'amore, infatti, non nasce da
noi, dal nostro carattere o dalla nostra natura. L'amore è un
dono dello Spirito che viene riversato nei nostri cuori mentre ci
mettiamo con umiltà e disponibilità davanti a Dio.

lunedì 6 ottobre 2008

Incontro su Francesco - 30 Ottobre

Carissimi,

dopo il tour de force iniziale che ci ha visti coinvolti nel triduo e dintorni, vi comunico una nuova iniziativa che va ad aggiungersi agli appuntamenti di Ottobre (giovedì 30, ore 21.00, in Convento).
Si tratta di un incontro "senza rete" in cui tre personaggi noti alla città si chiedono chi sia per loro S. Francesco.
E' un'iniziativa tutta nostra, per cui bisogna (oltre a garantire la presenza) farla conoscere in giro a parenti, amici, conoscenti, ecc.
Massimo Giudici

Lunedì 6 Ottobre - Commento alla Parola

Lunedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 10,25-37

Commento Luca 10,25-37
(don Paolo Curtaz)

Al dottore della legge che vuole fare sfoggio della sua
preparazione teologica con una domanda da catechismo ("quale il
primo dei comandamenti?") e avendo ricevuto una risposta
altrettanto teorica, Gesù spiega con una parola a tinte forti,
provocatoria, su quale livello occorre mettesi per capire il
Vangelo. "Chi è il prossimo?" - chiede il dottore della legge -
domanda assurda? No, allora come oggi, gli uomini sono ben
disposti ad amare chi ti ama, ad aiutare gli amici, ignorando gli
antipatici o i rompiscatole. La terribile descrizione che la
parabola fa del sacerdote e del levita che vedono il ferito e
tirano dritti sono una chiara e inequivocabile accusa a noi,
quando, pur frequentando il tempio e servendo l'altare di Dio,
vediamo e tiriamo dritto. Invece il gesto semplice, tenero, pieno
di compassione del Samaritano, nemico storico degli ebrei,
definito "cane" dal perbenismo giudaico, è la rivelazione del
gesto d'amore. Siano benedetti, veramente, tutti quei gesti che,
compiuti nella compassione e nella solidarietà, lontani da
sdolcinate commiserazioni, diventano concreta condivisione, olio
e vino versato sulle mille ferite prodotte da questo nostro mondo
folle. Nonostante gli errori, le lentezze, le fatiche della
Chiesa, è straordinario vedere che là dove c'è sofferenza,
spesse volte c'è un cristiano disposto a farsi prossimo. Ma
niente mani al portafogli, per carità! Qui occorre mettere mano
al cuore. Un cuore cambiato dal Cristo, Lui per primo samaritano
che fascia le nostre ferite e ci riempie di consolazione. E cito,
a tal proposito, la bellissima frase che un pellegrino del
medioevo ha inciso su di una pietra al caravanserraglio tra
Gerusalemme e Gerico: "Se persino sacerdoti e leviti passano
oltre la tua angoscia, sappi che il Cristo è il buon Samaritano,
che avrà sempre compassione di te e nell'ora della tua morte ti
porterà nella locanda eterna". Allora, la lunga parabola di
Gesù, porta il nostro bravo maestro della legge (e anche noi?)
ad una sconcertante provocazione: "Non chiederti dalla tua comoda
poltrona: Chi è il mio prossimo? Chiediti, anche se ti spaventa
e ti fa più male: Di chi mi sono fatto prossimo?, a chi sono
stato vicino?".

Tu ti sei fatto prossimo ad ogni uomo e come un buon Samaritano
versi sulle piaghe ferite dell'umanità l'olio della consolazione
e il vino della speranza, Dio benedetto nei secoli!

giovedì 2 ottobre 2008

Giovedì 02 Ottobre - Commento alla Parola

Santi Angeli Custodi
Mt 18,1-5.10

Commento Es 23,20
(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino
e per farti entrare nel luogo che ho preparato.

Come vivere questa Parola?
Oggi, nella festa degli angeli custodi, i liturgisti hanno
sapientemente inserito i quattro principali brani biblici sugli
angeli custodi: Es.23,20-23, Sal.90,11-12, Sal.102,20-21 (il
canto al vangelo), Mt.18,10. Il testo più ricco a questo
proposito è senz'altro il primo. Esso contiene in sintesi tutta
la dottrina sugli angeli custodi: essi custodiscono il nostro
camminare terreno, affinché riusciamo a raggiungere la terra
promessa. Se questo è lo scopo per il quale siamo loro affidati,
la condizione per raggiungerlo è che noi ascoltiamo la loro
voce: essi infatti sono "voce", annunciatori ("anghèloi" in
greco) ed esecutori della Parola di Dio. In questo senso, il
primo angelo custode è la Parola stessa: essa è la vera
custodia nostra e degli stessi angeli, custodia dei nostri passi
e del nostro giungere al Regno. Né ciò vuole in alcun modo
mettere in dubbio la fede nell'esistenza degli Angeli custodi,
che le brume del razionalismo moderno hanno spesso offuscato. Ed
è interessante che questa festa cada solo tre giorni dopo quella
degli Arcangeli: un'opera analoga infatti è compiuta dagli uni e
dagli altri: gli Arcangeli riportano per tutti la vittoria sul
male, gli Angeli custodi accompagnano ciascuno individualmente
fin dentro la terra promessa, il Regno di Cieli. Ed è bello che
il versetto di Matteo preceda immediatamente la parabola della
pecora smarrita: agli occhi dei nostri angeli, non siamo noi la
pecora smarrita da ricondurre all'ovile?

Oggi, nella mia pausa contemplativa, ringrazierò il Signore per
il mio Angelo custode e gli chiederò in dono di imparare ad
avere negli altri lo stesso sguardo d'amore che Egli ha su di me,
di essere per gli altri quel che Egli è per me:

"Che io possa farmi "angelo" per i miei fratelli e le mie
sorelle, annunciando loro la tua Parola innanzitutto con la mia
stessa vita, custodendoli nel loro cammino verso di te, e
incoraggiandoli quando si scoraggiano, andando a riprenderli
quando si smarriscono".

La voce di un padre dei primi secoli
Il vero "angelo" è il Figlio, il Logos che era nel principio,
dal momento che è Lui che annuncia e realizza per noi la
volontà del Padre, ossia la nostra salvezza".
Gregorio di Nissa

mercoledì 1 ottobre 2008

Martedì 1 Ottobre - Commento alla Parola

Mercoledì della XXVI settimana del Tempo Ordinario (Anno II)
Lc 9,57-62

Io ti seguirò dovunque tu vada.
(Monaci Benedettini Silvestrini)

Il mestiere di seguire Gesù è molto impegnativo: non consente
distrazioni; è un'occupazione a tempo pieno. Il Cristo è un
maestro diverso dagli altri: l'aderire a lui non si presenta come
un sedersi attorno ad una cattedra, ma è un camminare dietro: un
instancabile protendersi in avanti. Bisogna seguirlo e diventare
suoi discepoli con prontezza e decisività: è una via difficile,
di disagio, di povertà, di stenti, ma anche la via sicura,
quella che consente di pensare e credere di spendere la vita nel
modo migliore possibile. Non possiamo mai dimenticare chi è
colui che chiama, chi seguiamo, dove egli vuole condurci, quali
strumenti di grazia egli ci offre per renderci possibile la
sequela. I veri discepoli di Cristo ci affascinano per la loro
vita, per i loro esempi, per la loro pace profonda. Anche oggi
sono molti i chiamati, pochi coloro che hanno il coraggio di
rispondere con generosità e sollecitudine.