venerdì 30 gennaio 2009

Venerdì 30 Gennaio - Commento alla Parola

Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 10,32-39 / Sal 36 / Mc 4,26-34

Commento su Marco 4,26-34
(padre Lino Pedron)

L'ottimismo di Gesù è evidente. Egli ha fiducia nel suo lavoro,
crede nella forza delle idee e sa che quelle racchiuse nella
parola di Dio hanno una potenza divina che supera tutte le altre:
la parola uscita dalla bocca di Dio non tornerà senza effetto,
senza aver operato ciò che egli desidera e senza aver compiuto
ciò per cui egli l'ha mandata (cfr Is 55,11).

Perché la Parola produca frutto basta seminarla, annunciando il
vangelo: il resto viene da sé. Forse che il contadino, dopo la
semina, si ferma nel campo per ricordare al seme che deve
germogliare? Il seme non ha bisogno di lui, è autosufficiente:
ha in sé tutto il necessario per diventare spiga matura. Così
il regno di Dio annunciato dalla Parola.

Compito del cristiano è l'evangelizzazione: il resto non
dipende da lui, ma da chi accoglie la parola di Dio. Riferendosi
alla comunità cristiana di Corinto, Paolo ha scritto: "Io ho
piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere"
(1Cor 3,6).

Non è l'azione dell'uomo che produce il Regno, ma la potenza
stessa di Dio, nascosta nel seme della sua parola. Tante nostre
ansie per il bene, non solo non sono utili, ma dannose. Tutte le
nostre inquietudini non vengono da Dio, che ci ha comandato di
non affannarci (cfr Mt 6,25-34), ma dalla nostra mancanza di
fede.

L'efficacia del vangelo è l'opposto dell'efficienza mondana. Il
regno di Dio è di Dio. Quindi l'uomo non può né farlo né
impedirlo. Può solo ritardarlo un po', come una diga sul fiume.

Gesù ha seminato la Parola, ed è lui stesso il seme di Dio
gettato nel campo della storia. Ha bisogno solo di trovare una
terra preparata che lo accoglie e una pazienza fiduciosa che sa
attendere.

Gesù ha proclamato: "Il regno di Dio è vicino" (Mc 1,5), ma
apparentemente nulla è cambiato nel mondo: la gente continua a
vivere, a soffrire e a morire. Di nuovo c'è semplicemente un
uomo che predica in un luogo poco importante dell'impero e i suoi
ascoltatori sono malati, analfabeti, squattrinati: quelli che non
contano niente. E' tutto qui il regno di Dio? Sì, è tutti qui!
Grande come un granellino di senapa. Proprio perché Dio è
grande non ha paura di farsi piccolo; proprio perché il suo
regno è potente, può fare ameno di ogni apparato esterno
grandioso: non ha bisogno di terrorizzare per affermarsi.

Il mondo oppone al regno di Dio le sue terribili seduzioni: il
denaro, il piacere, e le sue forze che impauriscono: la
persecuzione, le tribolazioni, la morte violenta... Le parabole
presentano una visione severa del Regno: esso viene attraverso
lotte e opposizioni. Eppure esso prevarrà certamente contro ogni
ostacolo.

La venuta del regno di Dio non è tanto ostacolata dalla
malvagità dei cattivi, ma dalla stupidità dei buoni. La nostra
inesperienza spirituale è la più grande alleata del nemico. Il
diavolo ci dà volentieri tanto zelo quando manchiamo di
esperienza evangelica, perché usiamo per la venuta del regno di
Dio quei mezzi che il Signore scartò come tentazioni: il
successo, la pubblicità, l'efficienza e la grandezza.

Gesù è la grandezza di Dio che per noi si è fatto piccolo
fino alla morte di croce. Proprio così è diventato il grande
albero dove tutti possono trovare accoglienza. Il discepolo deve
rispecchiare il suo spirito di piccolezza e di servizio. Questo
vince il male del mondo, che è desiderio di grandezza e di
potere.

Chi ama si fa piccolo per lasciare posto all'amato; il suo io
scompare per diventare pura accoglienza dell'altro. Per questo la
piccolezza è il segno della grandezza di Dio (cfr Lc 2,12).

"Annunciava loro la parola secondo quello che potevano
intendere" (v. 33). E' un tratto importante della pedagogia di
Gesù: progressività, adattamento alle persone e ai loro ritmi
di crescita.

Anche noi, a imitazione di Gesù, dobbiamo incarnarci nella
situazione di chi non capisce o non riesce a convertirsi
rapidamente e a reggersi costantemente in piedi, ricordandoci che
un tempo eravamo anche noi nelle medesime condizioni e forse lo
siamo ancora.

L'evangelizzatore deve agire come Gesù. Egli vuole la
conversione di tutti: il suo atteggiamento è dettato dalla
misericordia e dalla compassione. Egli si rivolge a tutti, buoni
e cattivi, disposti e indisposti (ricordiamo i quattro tipi di
terreno della parabola!) perché vuole che tutti siano salvati.

giovedì 29 gennaio 2009

Giovedì 29 Gennaio - Commento alla Parola

Giovedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 10,19-25 / Sal 23 / Mc 4,21-25

(mons. Vincenzo Paglia)

Da quando Gesù ha iniziato a parlare pubblicamente, la luce
venuta nel mondo non è più "sotto il moggio", ma nel
candelabro. E le folle se ne sono accorte al punto che da ogni
parte accorrono. Gesù, luce vera che illumina ogni uomo, non è
venuto per se stesso, per la propria realizzazione o per
l'affermazione dei propri progetti. Egli è venuto per illuminare
i passi degli uomini verso la salvezza, è venuto perché tutti,
ascoltando la sua Parola, possano salvarsi. I discepoli sono
chiamati a fare altrettanto: non debbono nascondere la luce che
hanno ricevuto, né avere misure strette nell'annuncio, perché
"a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che
ha". L'amore, la generosità, non sopportano restrizioni e
confini.

mercoledì 28 gennaio 2009

Mercoledì 28 Gennaio - Commento alla Parola

Mercoledì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 10,11-18 / Sal 109 / Mc 4,1-20

(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Ascoltate. Ecco, uscì il seminatore a seminare...lungo la
strada,...fra i sassi,...tra le spine,...sulla terra buona.

Come vivere questa Parola?
L'avanzare del Regno di Dio non segue le regole del comune buon
senso. Va oltre, nella logica di una grazia sovrabbondante che
continuamente ci supera e ci trascende. Ecco perché Gesù si
sofferma a lungo sulle dinamiche di questo misterioso procedere
di Dio nella storia e lo fa ricorrendo a ben quattro immagini,
tra cui quella del seminatore.
Culmine di questa parabola è il contrasto paradossale tra la
quantità di grano che viene inutilmente disperso, sprecato
diremmo, lungo la strada, fra i sassi, le spine, e il raccolto
rigoglioso di quella parte che, caduta nella terra buona,
marcisce muore e porta frutto superando ogni aspettativa.
Dalla forza evocativa di questa immagine raccogliamo due
messaggi. Innanzi tutto la certezza che il Regno di Dio, al di
là di ogni apparente evidenza fallimentare, cresce e si dilata
nel cuore del mondo per la potenza di Colui che l'ha seminato con
la Sua Parola viva ed eterna e l'ha irrorato con il suo stesso
sangue sparso per la nostra salvezza.
E ancora: nella causa del Regno occorre buttarsi senza calcoli
risparmi paure. Bisogna darsi e darsi ancora fino a marcire e
morire per amore nel silenzio della terra, in attesa che si
compia la beata speranza e la manifestazione della gloria di Dio
(cfr. 1Tt 2,12).

Oggi, dunque, in silenzio dinanzi al Dio-Seminatore, a me
presente sotto le specie del grano Eucaristico, effonderò liete
parole di fiducia, consegnando al suo amore provvido la terra del
mio cuore, chiedendogli di essere liberato dalle insidie del
maligno, dallo scoraggiamento, dalle preoccupazioni del mondo e
dalla bramosia dell'avida ricchezza.

La voce di un mistico del XII° secolo
Chiunque, per amore, si concede e affida pienamente a Dio, è il
più libero di tutti gli uomini, vive senza affanno, perché è
certo che Dio non vuole, non può tollerare di perdere ciò che
è suo.
Giovanni Ruusbroec

martedì 27 gennaio 2009

Martedì 27 Gennaio - Commento alla Parola

Martedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 10,1-10 / Sal 39 / Mc 3,31-35

Commento su Eb 10,5-7
(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi
hai preparato...allora ho detto: "Ecco, io vengo per fare, O Dio,
la tua volontà".

Come vivere questa Parola?
Queste parole riassumono tutto il programma di vita di Gesù:
quello che Gesù farà e dirà nella vita. Tutti gli anni che
trascorrerà tra noi saranno lo svolgimento, in umiltà e
costanza, della missione affidatagli dal Padre. Nel vangelo di
oggi, Gesù richiama questa verità. "Chi compie la volontà di
Dio, costui è mio fratello, sorella e madre". È solo compiendo
la volontà del Padre, insieme a Gesù, che possiamo condividere
con Lui il progetto del misericordioso amore di Dio. Dobbiamo
credere che Dio ci ama, proprio perché è ben superiore agli
antichi sacrifici e offerte di cui è pieno l'Antico Testamento,
il sacrificio che Gesù ha realizzato nel Suo corpo di uomo come
noi! Lasciarci amare e salvare dal sacrificio del suo corpo e
sangue è il segreto della nostra pace. Quotidianamente dobbiamo
poco a poco accogliere la misericordia di Dio, accettando di
essere perdonati. Questa è la volontà del Padre. Gesù è
familiare con tutti coloro che si lasciano coinvolgere nel suo
stesso progetto e noi ne siamo afferrati semplicemente
dall'entrare con lui nella volontà del Padre.
È qui che il nostro atteggiamento deve cambiare, non
preoccupandoci più per noi stessi perché siamo sicuri
dell'amore del Padre. Per questo diventiamo liberi e disponibili
e possiamo affrontare il mondo con serenità e coraggio. Con
Gesù possiamo dire: Tu mi hai dato un corpo, la vita, tutto.
"Ecco, io vengo per fare, O Dio, la tua volontà!"

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò su questa nuova
parentela che mi unisce a Gesù intimamente. È una parentela di
persone che amano e ascoltano la sua parola, che fanno Gesù il
centro e l'unico Signore, tali da diventare suoi fratelli e
sorelle. Mi chiederò se nelle mie scelte di ogni giorno sto
cercando quello che appaga il mio ego o quello che Dio vuole da
me.

Gesù, fa' che io possa dire con tutta sincerità che sono qui
per fare la volontà di Dio, per immergermi nella tua
misericordia, per servirti negli altri come hai fatto tu.

La voce di un santo
La santità è un continuo ritorno a Dio. È fare quello che Dio
vuole, come lui vuole.
S. Leonardo

lunedì 26 gennaio 2009

Lunedì 26 Gennaio - Commento alla Parola

Lunedì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 9,15.24-28 / Sal 97 / Mc 3,22-30

(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue
cose se prima non avrà legato quell' uomo forte.

Come vivere questa Parola?
Oggi Gesù ci racconta una parabola da cui possiamo trarre un
grande incoraggiamento per la nostra fede. Narra della casa di
satana che è stata occupata e vinta da uno più grande di lui.
Gesù ci dice chiaramente che satana è già vinto con la Sua
passione, morte e risurrezione. Dunque noi non siamo ancora in
attesa riguardo all'essere salvati. Siamo già salvati! Se
crediamo questo realmente, il nostro cuore di credenti non può
che essere invaso da un ottimismo straordinario. La forza della
Sua risurrezione può pervadere la nostra vita e renderla
diversa. Siamo dalla parte dei vittoriosi! Questa verità
arricchisce la nostra speranza e rende più forte e più risoluta
la nostra volontà di bene. La prima lettura ci ricorda che
Cristo non è entrato in un santuario fatto da mani di uomo, ma
nel cielo stesso. Non ha dovuto offrire se stesso più volte, ma
solo una volta per tutte nella pienezza dei tempi, annullando il
peccato mediante il sacrificio di se stesso.
Spesso però, purtroppo, diamo l'impressione di essere dei
rassegnati. Esitiamo ad affermare che Gesù ha vinto il mondo e
non il male! Bisogna ammettere che, in questo modo, noi ci
comportiamo come uomini e donne che sono dalla parte della
sconfitta. Dobbiamo invece impegnarci a riempire il mondo della
vittoria di Cristo, vivendo e proclamando con la nostra vita di
fede che è possibile trasformare la storia. E questa
trasformazione della storia incomincia con la trasformazione
della nostra vita personale. È urgente avere una mentalità di
fede, testimoniando al mondo che una vita diversa dalla corsa ai
soldi ai comodi, alle gratificazioni è pienamente possibile.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, sosterò a considerare se
vivo la certezza gioiosa che la risurrezione è già in atto.
Cercherò di testimoniare con la mia vita la trasformante potenza
della vittoria di Gesù.

Gesù, ti prego, tocca il mio cuore e rendimi sempre più
convinto che la tua risurrezione è già vittoria nel mondo.
Invadimi con la tua gioiosa forza di trasformazione.

La voce di un Padre del deserto
La nuova creazione dei cristiani differisce da tutti gli uomini
del mondo perché ha rinnovato le profondità del cuore.
Pseudo Macario

venerdì 23 gennaio 2009

Venerdì 23 Gennaio - Commento alla Parola

Venerdì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 8,6-13 / Sal 84 / Mc 3,13-19

Commento Marco 3,13-19
(don Paolo Curtaz)

Gesù passa la notte in preghiera, poi scende e ne crea dodici.
Le finalità sono chiare: stare con lui, cioè fare esperienza di
lui, per predicare il vangelo e per allontanare il Maligno. Tutto
qui. Questa è la chiesa: la comunità di quelli che stanno con
lui, che predicano il vangelo, che allontanano il Maligno. Non
chiedete altro alla chiesa, non aspettatevi altro da lei. Ma la
cosa straordinaria è quell'elenco su cui passiamo come se niente
fosse. Quei dodici nomi scolpiti nella storia. Se non avessimo
alle spalle duemila anni di catechismo sobbalzeremmo leggendo
questo elenco! Dodici nomi che indicano dodici personalità
opposte, inconciliabili. Gesù mette assieme pescatori e
intellettuali, ultratradizionalisti come Giacomo e Zeloti, cioè
terroristi, come Simone, ebrei ortodossi a pubblicani... Che
sfida! Di più: Gesù ha pregato tutta la notte per avere con lui
un uomo come Giuda. Si sarà sbagliato? Eppure sotto la croce
tutti fuggiranno: Gesù forse vuole dirci qualcosa di nuovo, di
eclatante. Vedete, amici, se questa è la prima comunità, il
modello a cui ispirarci, abbiamo di che riflettere. La chiesa non
raccoglie i primi della classe, i giusti, i perfetti. La chiesa
non è un club di gente con gli stessi interessi
cultural-religiosi. No. La chiesa è il popolo radunato dal
Signore, così diversi eppure uniti dallo stesso Cristo. Guardate
le nostre comunità quanto sono diverse. Quale altra situazione
potrebbe radunarci? Se ci mettessimo a discutere di come deve
vestire un prete ci scanneremmo. Se dovessimo metterci d'accordo
per animare una Messa, idem. E invece siamo insieme, uniti dalla
stessa fede, uniti dallo stesso Cristo. Questa è la chiesa: il
popolo radunato dalla Parola che cammina verso la pienezza del
Regno. Tutto il resto, amici, è coreografia. La chiesa non è il
popolo dei perfetti, ma dei riconciliati.

Hai pregato tutta la notte, Signore, per scegliere quei dodici,
così simili a noi nella nostra fragilità, perché nessuno
pensasse alla Chiesa, al tuo sogno, come ad un club di bravi
ragazzi, ma come ad un gruppo di persone che testimoniasse,
malgrado la propria fragilità, di appartenere a te...

giovedì 22 gennaio 2009

Giovedì 22 Gennaio - Commento alla Parola

Giovedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 7,25-8,6 / Sal 39 / Mc 3,7-12

Commento su Marco 3,7-12
(padre Lino Pedron)

Il rifiuto e la condanna a morte di Gesù, da parte dei farisei e
degli erodiani, segna il nuovo inizio del popolo di Dio.
L'efficacia evangelica è molto diversa dall'efficienza umana:
trae la sua forza dall'impotenza dell'uomo e dalla potenza di
Dio: "Quando sono debole, è allora che sono forte" (2Cor 12,10).
Perché Dio, contrariamente all'uomo, sa trarre successo
dall'insuccesso e vita dalla morte.

Le località nominate sono sette, un numero che indica
completezza, totalità. Tutti accorrono a Cristo per formare la
sua Chiesa. Egli non ha raggiunto il successo mediante la brama
di avere, di potere e di apparire, origine di ogni male, ma ha
vinto tutto questo proprio con il suo insuccesso, con la
povertà, con il servizio e l'umiltà di chi ama.

Gesù è presentato come il centro di un ampio movimento di
gente che cerca e trova in lui la possibilità di guarire. L'uomo
è malato e il pellegrinaggio verso Gesù nasce da questo bisogno
di salvezza.

E' bello vedere Gesù pressato da tanta gente. Ma perché
accorrono? Per interesse o per fede? Marco ci fa capire che
l'entusiasmo della folla è suscitato dall'azione guaritrice di
Gesù, non dalla fede.

Solo i demoni conoscono l'identità di Gesù e la proclamano. Ma
la loro propaganda è controproducente; il loro intento è di far
fallire la rivelazione autentica di Gesù "bruciandola"
anzitempo: di qui la reazione di Gesù che impone loro di tacere.

La trappola tesa a Gesù dai demoni sta nel fatto che satana
vuole anticipare la manifestazione della gloria di Gesù prima
della sua morte in croce, perché solo lì Gesù si rivela
veramente Figlio di Dio (cfr Mc 15,39), che dona agli uomini la
salvezza totale e definitiva, cioè la redenzione della loro
esistenza nella comunione con Dio. E' la tentazione che satana
gli ripresenterà nuovamente per mezzo di Pietro (Mc 8,32-33).

La fede non è solo sapere chi è Gesù. Anche i demoni lo
sanno, meglio e prima di noi. Come scrive s. Giacomo: "Credono,
ma tremano" (2,19). Credere è prima di tutto fare esperienza di
Gesù che mi ha amato e ha dato se stesso per me (cfr Gal 2,20).
Una fede ideologica, che tutto conosce, ma non fa esperienza
dell'amore di Dio, è un anticipo dell'inferno. E' la pena del
dannato che conosce il bene, ma non lo possiede.

Il Signore non desidera la pubblicità da parte di nessuno
(tanto meno da parte dei demoni!). Raggiunge tutti solo
attraverso la debolezza di chi, conoscendolo veramente, lo
annuncia come amore crocifisso, povero, umiliato e umile. La
propaganda va esattamente nella direzione opposta e si serve
proprio di quei mezzi che il Signore ha denunciato e rifiutato
come tentazioni.

mercoledì 21 gennaio 2009

Giochiamoci !

Cari amici,
ben ritrovati dopo le feste, pronti per giocare nuovamente insieme con i nostri bimbi!

Infatti siamo arrivati al fine settimana di Giochiamoci!, che sarà
a Susa, sabato 24 e domenica 25 gennaio 2009
presso il Centro Beato Rosaz (delle Suore Francescane), in via Madonna delle Grazie (nei pressi del convento di San Francesco).

Dopo diversi incontri in cui ci siamo dedicati a giocare nel senso "ludico puro", questa volta proveremo ad andare un po' più in profondità, organizzando i giochi sul tema dell'accoglienza:
- l'accoglienza nostra verso i nostri figli, verso le loro caratteristiche
- l'accoglienza dei nostri figli verso gli altri
- l'accoglienza della nostra famiglia verso le altre famiglie

Oltre ai momenti di gioco proveremo a creare uno spazio di confronto utilizzando il tempo serale del sabato.

Visto che la scorsa volta era stato molto bello che ciascuna famiglia aveva fatto giocare tutti gli altri, vi chiederemo nuovamente di preparare un gioco.
Vi facciamo sapere tra due giorni il tema particolare per il gioco.

Ecco il programma:
Sabato
Ore 10.30: Accoglienza:
Ore 11.00: Giochiamoci!
Ore 13.00: pranzo al sacco
Ore 15.00: Giochiamoci!
Ore 16.30: merenda
Ore 17.00: Giochiamoci!
Ore 19.30: cena
Ore 21.00: Chi racconta la storia questa sera?
Ore 22.00 – 23.00: tempo di "allettaggio" bimbi (sfiancati ma felici)
Ore 23.00: il tempo dei grandi (sfiancati ma felici): condivisione sulla giornata
Ore ??: allettaggio grandi
Domenica
Ore 7.30: sveglia (per chi può dormire fino alle 7.30 ...)
Ore 8.00: colazione
Ore 9.00: Messa per piccini e per grandi
Ore 10.30: i giochi preparati dalle famiglie
Ore 12.30: Pranzo
Ore 14.30: Partenze

Qualche dettaglio organizzativo:
- pranzo del sabato al sacco
- vestiti comodi (per giocare ...)
- da portare:
> calze antiscivolo per i bimbi (se si può anche per i grandi)
> lenzuolo (o coperta, pavimento freddo) da mettere per terra;
> foulard per bendare;
- il costo è di 110€ per famiglie fino a 2 figli, 135€ per famiglie con più di due figli, comprensivo di
> stanza con letti e bagno in camera (è possibile portare il lettino per i piccoli)
> cena del sabato, colazione e pranzo della domenica, merende
> contributo per l'animazione di Patrizia.

Vi chiediamo di dare conferma ai numeri qui sotto entro questo mercoledì (21 gennaio).

Numeri di riferimento (per conferme e qualsiasi informazione)
Stefano Terna: 3473840234
Alberto Acquadro: 3382607242
Giorgio Giambuzzi 3356701472


Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti vi forniremo il calendario durante il prossimo incontro.

Un saluto affettuoso da
Alberto, Anna, Cristina, Daniela, Elena, Giorgio, Stefano, Tiziano (OFS di Susa)

Ci vediamo domenica 24 gennaio a Susa.

Mercoledì 21 Gennaio - Commento alla Parola

Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 7,1-3.15-17 / Sal 109 / Mc 3, 1-6

Cristo ci guarisce anche di sabato
(Monaci Benedettini Silvestrini)

L'ipocrisia e la grettezza dei farisei sono davvero senza limiti:
essi si scandalizzano perché i discepoli del Signore, di sabato,
hanno carpito alcune spighe di grano per mangiarne i chicchi (il
vangelo di ieri). Oggi l'episodio si svolge all'interno di una
sinagoga, ancora in giorno di sabato, e, in tono di sfida nei
confronti del Cristo, essi stanno a guardare se egli oserà
guarire un povero uomo con una mano inaridita. Gesù è portatore
di vita, ha una visione sapiente e divina del valore delle norme,
che debbono regolare i comportamenti umani. Non può venir meno
alla sua missione, non possono delle norme esteriori diventare un
freno al suo amore. Egli dirà: "Non pensate che io sia venuto ad
abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per
dare compimento". Il compimento della legge è l'amore, amore a
Dio e al prossimo. Gesù è indignato per la durezza del loro
cuore; accetta quindi la sfida dei suo avversari, vuole
distoglierli dalla loro visione gretta e mortificante, vuole
rinverdire, con una evidente testimonianza, tutto ciò che in
loro è diventato vecchio, sterile e arido, più arido della mano
di quell'uomo. Vuole soprattutto dimostrare, ancora una volta, il
suo amore all'uomo e confermare il suo ruolo di redentore e
salvatore dell'uomo. Gesù scandisce quindi i suoi ordini:
«Mettiti nel mezzo!» e «Stendi la mano!». La stese e la sua
mano fu risanata». Neanche l'evidenza del miracolo smuove però,
i farisei! Spesso il male e l'incoscienza ha una durezza ed
irremovibilità davvero diabolica, scatena l'odio e la più cieca
e abietta avversione: "i farisei uscirono subito con gli erodiani
e tennero consiglio contro di lui per farlo morire". Circolano
ancora tra di noi, anche tra la così detta "buona gente", alcuni
integralisti di vecchio e nuovo stampo, che malati di ipocrisia e
affetti da puerile grettezza, vorrebbero trasformare le nostre
chiese in caserme e noi fedeli in militanti in divisa: sono molto
pericolosi perché si ammantano di zelo e trovano spesso adepti
tra i più deboli!

lunedì 19 gennaio 2009

Lunedì 19 Gennaio - Commento alla Parola

Lunedì della II settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 5,1-10 / Sal 109 / Mc 2,18-22

Commento su Marco 2,18-22
(padre Lino Pedron)

Una festa di nozze è l'occasione classica per darsi
all'allegria. Le nozze diventano così una figura del tempo della
salvezza, come leggiamo anche nel libro di Isaia: "Dio gode con
te come lo sposo con la propria sposa" (62,5; cfr 61,10). Questa
immagine è ancora più rafforzata dall'applicazione del Cantico
dei cantici ai rapporti tra Dio e la nazione ebraica.

Gesù, presentandosi come lo Sposo, spiega la sua presenza in
terra come il sopraggiungere del tempo della salvezza in cui si
adempie la beatificante promessa di Dio, In questo tempo di nozze
non è immaginabile che gli invitati facciano digiuno. Fin dal
principio la Chiesa ha compreso questo insegnamento, e nella sua
liturgia risuona l'eco della sua allegrezza: "Ogni giorno tutti
insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa
prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio
e godendo la simpatia di tutto il popolo" (At 2,46-47).

La risposta di Gesù è chiarissima, però è anche scandalosa
per i discepoli di Giovanni e per i farisei, perché Gesù si
presenta come lo Sposo, richiamandosi ai profeti dell'Antico
Testamento: "Nessuno ti chiamerà più Abbandonata né la tua
terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio
Compiacimento e la tua terra Sposata, perché il Signore si
compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un
giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo Architetto;
come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per
te" (Is 62,4-5). Gesù si identifica con lo Sposo-Dio innamorato
del suo popolo, evocato dai profeti (cfr Os 2,18; 3,3-5; Ez
16,8-14; Is 54,5-6; ecc.).

I "giusti" digiunano perché ignorano l'amore gratuito di Dio
che mangia con i peccatori e i non meritevoli. Tutti intenti a
meritare l'amore di Dio con le loro opere, non si accorgono che
l'amore meritato non è né gratuito né amore; se ne escludono
proprio con il loro sforzo per conquistarlo.

Questo brano ci fa fare un passo in avanti rispetto al brano
precedente: il nostro mangiare da peccatori perdonati con il
Signore non è un banchetto qualunque, è un pranzo di nozze.
Questa è la gioia inesprimibile che nessuno avrebbe osato
sperare: in Gesù si celebrano le nozze di Dio con l'umanità.
Lui si è unito a noi per unirci a sé. Si è fatto come noi per
farci come lui. "Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventasse
Dio" (s. Ireneo). Ora i due vivono in comunione e intimità di
vita, formano una carne sola e hanno un unico Spirito.

"Il principale motivo della venuta del Signore è quello di
rivelare l'amore di Dio per noi e di inculcarcelo
profondamente... Cristo è venuto soprattutto perché l'uomo
sappia quanto è amato da Dio" (s. Agostino). Dalle prime pagine
della Bibbia fino alle ultime, Dio si presenta come il nostro
unico interlocutore, il nostro Sposo geloso. Il rapporto
donna-uomo è figura del rapporto uomo-Dio. Egli ci ama di un
amore eterno. Il vero cristiano è colui che ha conosciuto e
creduto all'amore che Dio ha per lui (1Gv 4, 16) e dice il suo
sì matrimoniale a Colui che da sempre gli ha detto sì, e vive
nella gioia dell'unione sponsale con lui. Se nel passato
digiunava nell'attesa dello Sposo, ora gode della sua presenza e
celebra il pranzo delle nozze. Anche lui conoscerà il digiuno
(v. 20) nei giorni in cui lo Sposo gli sarà strappato con
violenza nella morte di croce.

Il discepolo è unito al suo Signore come la sposa allo sposo.
L'altra parte dell'uomo, la costola che gli manca e che
freneticamente cerca e ricerca, è Dio. Questo mistero è grande
(Ef 5,32): è il più grande mistero dell'universo. L'amore
nuziale è il più bel modo di esprimere il nostro amore con Dio.
Con la venuta di Gesù si compie la promessa di Dio alla sposa
infedele: "Ti farò mia sposa per sempre... e tu conoscerai
(=amerai) il Signore (Os 2,21-22).

Chiamandosi sposo, Dio ci ha dato la più bella presentazione di
sé e di noi. Sposo e sposa sono due termini relativi, dei quali
l'uno non può stare senza l'altro. Colui che liberamente ci ha
creati, necessariamente ci ama di amore eterno (Ger 31,3) e ci
comanda: "Amami con tutto il cuore" (cfr Dt 6,4), perché anch'io
ti amo e non posso non amarti.

L'Amore vuole essere liberamente amato. La grandezza dell'uomo
è amare Dio. E uno diventa ciò che ama. Lo stesso amore che ha
fatto diventare Dio uomo, fa diventare l'uomo Dio.

Con le parabole del nuovo e del vecchio (vv.21-22), Gesù
individua una prima fondamentale resistenza nei confronti del suo
messaggio. Si può rifiutare la conversione evangelica in nome
dell'equilibrio, della saggezza, del buon senso, della
tradizione, del "si è sempre fatto così": valori più che
sufficienti per mettere in pace la coscienza. Tutte queste cose
significano attaccamento al proprio schema e rifiuto di
rinnovarsi: esattamente il contrario del "convertitevi e credete
nel vangelo" (1,15).

Gesù Cristo è stoffa nuova, vino nuovo. Non si può
appiccicare Cristo e il suo vangelo su una mentalità vecchia, su
un modo vecchio di vivere: si perderebbe la tranquillità di
prima senza acquistare la gioia della conversione.

La venuta dello Sposo rinnova a tal punto l'uomo, che egli non
può pensare di adattarsi in qualche maniera a questa radicale
novità. Aprirsi ad essa significa accettare che tutto ciò che
è vecchio crolli per far posto al nuovo. Tutte le religioni,
compresa quella ebraica, e le comunità dei discepoli di Giovanni
Battista, sono otri vecchi, incapaci di contenere il vino nuovo
che è la vita nuova in Cristo, lo Spirito Santo, l'amore stesso
di Dio, la vita di Dio. Il cuore di pietra era l'otre vecchio per
la lettera che uccide; il cuore di carne è l'otre nuovo per lo
Spirito che dà la vita (cfr 2Cor 3,6).

venerdì 16 gennaio 2009

Venerdì 16 Gennaio - Commento alla Parola

Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 4,1-5.11 / Sal 77 / Mc 2,1-12

Commento Eb 4,2-3
(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Anche a noi [...] è stata annunziata una buona notizia;
purtroppo però a quelli la parola udita non giovò in nulla, non
essendo rimasti uniti grazie alla fede con coloro che avevano
ascoltato. Infatti possiamo entrare in quel riposo solo noi che
abbiamo creduto.

Come vivere questa Parola?
La buona notizia di cui parla questo tratto della lettera agli
Ebrei riguarda anzitutto quel "riposo" nella "terra promessa" che
è la vita eterna. Il Paradiso verso cui camminiamo, pellegrini,
in quel "deserto" accidentato che è la vita quaggiù, non è una
favola per bimbetti da tener buoni, ma la sostanza del nostro
credere e sperare: il "riposo", cioè la gioia di Dio in cui
entreremo per sempre.
C'è però un secondo livello di lettura della Parola sacra che
ci conduce a cogliere un altro ricco significato. Nel "riposo di
Dio", già qui e ora, io posso entrare se la dinamica del mio
vivere profondo è la fede.
Più volte infatti, nel Vangelo di Giovanni leggiamo: "Chi crede
ha la vita eterna". Il che significa che nel riposo di Dio, nella
sua pace e gioia io posso entrare ogni volta che, con un
movimento spirituale divenuto pian piano una mia seconda natura,
entro nel profondo di me, nel mio cuore abitato da Dio. La
Trinità SS.ma è il mio cielo e il mio riposo, ogni volta che,
esercitando la mia fede, prendo contatto con la Grande Presenza.

Oggi, ricordando che uno dei più vistosi mali contemporanei è
l'ansia dentro un ritmo di vita spesso frenetico, ne prendo
distanza con la mia pausa contemplativa come esercizio di accesso
al riposo di Dio. Mi rilasso a livello fisio-psico-spirituale.
Per un tempo ben preciso, respiro profondamente. Entro
consapevole nel ritmo della inspirazione ed espirazione
verbalizzando a lungo: In Te – con Te; In Te – con Te.

La voce di un maestro spirituale
Quando scendiamo nel nostro cuore, siamo a casa nostra; quando
non conosciamo questa dimora, siamo dei senza tetto.
Teofane il Recluso

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Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
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(Eremo San Biagio):

giovedì 15 gennaio 2009

Giovedì 15 Gennaio - Commento alla Parola

Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 3,7-14 / Sal 94 / Mc 1,40-45

Commento su Marco 1,40-45
(padre Lino Pedron)

Secondo la concezione ebraica, la lebbra era "la primogenita
della morte" (Gb 18,13). Chi veniva segnato da questa malattia
doveva tenersi separato dagli altri e non poteva avvicinarsi a
nessuno. I lebbrosi erano lasciati languire lungamente in una
lenta morte, e per giunta venivano infamati come peccatori,
perché la lebbra era considerata il castigo di gravi peccati.

La legge ebraica dichiarava intoccabile un lebbroso, ma per
Gesù non c'è legge che valga quando c'è di mezzo il bene di un
uomo.

Gesù è la "buona notizia" di uno che tocca il lebbroso e lo
guarisce. Egli è il medico venuto per guarire tutti i mali e
tutti i malati (Mc 2,17).

Solo Gesù può liberare la nostra vita dalla lebbra che la
devasta. Gli uomini e le leggi riconoscono il male e lo
condannano, ma solo Gesù lo guarisce.

Il nostro diritto di accostarci al Signore non viene dal fatto
di essere giusti e degni, belli e buoni, ma proprio dal fatto che
siamo ingiusti e immondi, brutti e peccatori. Il diritto di
precedenza è dato ai malati più gravi. Dio guarda il nostro
bisogno, non il nostro merito.

Questo è il vangelo, la buona notizia che ci salva: Dio mi ama
perché mi ama; la mia miseria non è ostacolo, ma misura della
sua misericordia. Dio non è la legge che mi giudica né la
coscienza che mi condanna: è il Padre che dà la vita, e mi ama
più di se stesso, senza condizioni, così come sono. Il mio male
non lo allontana, ma lo attira verso di me con un amore che non
conosce altro metro che quello del mio bisogno. San Tommaso
d'Aquino ha scritto: "Dio non ci ama perché siamo buoni, ma ci
rende buoni amandoci".

Il comportamento antipubblicitario di Gesù ci ricorda un
importante proverbio: "Il bene non fa rumore e il rumore non fa
bene". Coloro che credono con umiltà, come la suocera di Pietro
o il paralitico, non hanno bisogno di essere zittiti: servono e
ubbidiscono.

mercoledì 14 gennaio 2009

Mercoledì 14 Gennaio - Commento alla Parola

Mercoledì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 2,14-18 / Sal 104 / Mc 1,29-39

(Eremo San Biagio)

Dalla Parola del giorno
Venuta la sera dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i
malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti
alla porta. Guarì molti che erano afflitti da varie malattie
(...). Al mattino si alzò quando ancora era buio e, uscito di
casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava. Ma Simone e
quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce e, trovatolo,
gli dissero. «Tutti ti cercano». Egli disse loro: «Andiamocene
altrove per i villaggi vicini, perché io predichi anche là; per
questo infatti sono venuto!».

Come vivere questa Parola?
Con la sua tipica incisività l'evangelista Marco ci descrive
una giornata di Gesù. Ne emerge il senso di una vita "mangiata"
dagli uomini ma che ha radici di profonda unione col Padre.
Quel rifugiarsi di primissimo mattino in luogo deserto a
pregare, dice la priorità della dimensione contemplativa.
Esprime la necessità, da parte di Gesù, di alimentare e
sostenere la sua missione. Tutto il suo darsi in balìa delle
urgenze umane "gridate" da infermi, malati, indemoniati è
possibile ed ha senso salvifico, proprio perché attinge
continuamente a quelle segrete energie divine che la preghiera
del primo mattino (non certo frettolosa ma vitale!) gli ottiene.
E' per questa sua preghiera che il suo cuore umano si dilata a
tutte le urgenze circa l'annuncio del Regno, non solo a quelle
della gente più vicina e conosciuta.

Nel mio rientro al cuore, oggi, lascio risuonare quella parola
dei discepoli: "Tutti ti cercano". Anch'io cerco te, Signore!
Cerco Te, mia salvezza. Tu salvami dal non senso, dallo
squilibrio. Che al primo posto io metta la preghiera nella mia
giornata: proprio perché il cuore sia sensibile al dolore, alla
fatica, alle urgenze dei miei fratelli. Proprio perché sia vera,
efficace la mia missione.

La voce di un profeta contemporaneo
Presi nei ritmi degli orari stretti e dei programmi vorticosi,
l'uomo e la donna di oggi hanno implicitamente sete delle realtà
esistenziali: una vita interiore, soste di comunione con
l'Invisibile Amore.
Frere Roger di Taizè

martedì 13 gennaio 2009

Martedì 13 Gennaio - Commento alla Parola

Martedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 2,5-12 / Sal 8 / Mc 1,21-28

Commento su Marco 1,21-28
(padre Lino Pedron)

L'attività di Gesù si concentra in una giornata a Cafarnao (Mc
1,21-45), poi la sua missione si allarga a tutta la Galilea.

La "giornata di Cafarnao" è il modello in piccolo di quello che
sarà tutto il ministero di Gesù. Lo riassumiamo così: Gesù
insegna, caccia i demoni, guarisce i malati, prega. Questo è il
ritmo fondamentale della vita di Gesù: attività e preghiera.

L'attività di Gesù comprende due elementi: parole e opere.
Marco ama rilevare soprattutto la potenza e l'autorità con cui
Gesù parla e agisce. Egli si presenta così: una potenza
sovrumana, una compassione che si avvicina a ogni povero, malato,
peccatore.

Gesù incontra gli uomini del suo tempo lì dove essi sono
normalmente: mentre celebrano il sabato o si dedicano alle loro
occupazioni. Li avvicina nelle situazioni in cui si trovano:
tormentati interiormente, colpiti da malattia, immersi nella loro
miseria.

La potenza di Gesù si manifesta nella sinagoga, poi in casa,
quindi alla porta della città: tutto lo spazio, sacro e profano,
viene riempito dalla sua presenza.

"Spirito immondo". La Bibbia definisce immondo o impuro tutto
ciò che si oppone alla santità divina. I demoni sono forze
d'opposizione all'azione di Dio, quindi sono detti immondi.

La proclamazione del vangelo scatena la guerra. Tra Gesù e
satana c'è un contrasto netto e irriducibile. La novità del
vangelo è la vittoria di Gesù sul male sotto qualunque forma si
presenti. Il male non viene solo dall'uomo: dentro di lui c'è un
inquilino che lo degrada e lo distrugge. Gesù è venuto a
scacciarlo.

Senza Cristo siamo tutti in balia delle forze del male e
incapaci di entrare in comunione con Dio, anche se siamo nella
sinagoga (v.23): la religione che salva non è la pratica di un
culto o la presenza materiale nei luoghi sacri o l'adempimento di
un precetto, ma l'incontro personale con Cristo.

"Il Santo di Dio". Questo titolo rivela la vera identità di
Gesù e la sua autorità divina. Il Santo di Dio è l'avversario
dichiarato del peccato che solo Dio può smascherare e perdonare.

Dopo la guarigione dell'indemoniato, la meraviglia di tutti si
manifesta in forma corale. L'avvenimento è provocante perché
Gesù non ha agito come gli esorcisti del suo tempo, con
incantesimi o formule magiche, ma soltanto con la sua parola.

Gesù libera dal potere di satana. Ma gli uomini sono disposti
ad accettare la libertà di Cristo? La risposta è solo in parte
affermativa. Se vi sono i discepoli che lo seguono, vi sono però
altri, la massa, che si limitano all'entusiasmo inconcludente e
alle belle parole. La gente per Marco è sempre una massa che
vive nell'indecisione e spesso preferisce una schiavitù comoda a
una libertà esigente. Ma il discepolo non può essere così.

lunedì 12 gennaio 2009

Lunedì 12 Gennaio - Commento alla Parola

Lunedì della I settimana del Tempo Ordinario (Anno I)
Eb 1,1-6 / Sal 96 / Mc 1,14-20

Commento su Marco 1,14-20
(padre Lino Pedron)

Giovanni il Battista ha introdotto Gesù nella storia del suo
tempo, poi è scomparso dalla scena bruscamente: questo è il
destino di tutti i profeti. Giovanni scompare per lasciare il
posto al "più forte" di lui.

Le parole di Gesù del v. 15 contengono due elementi: l'annuncio
di ciò che Dio sta per fare e il comando agli uomini perché
rispondano all'azione di Dio con l'atteggiamento adeguato: la
conversione e la fede.

"Il tempo è compiuto". L'attesa è finita, le promesse si sono
realizzate; è l'ultima tappa della storia della salvezza,
l'ultima fase della realizzazione del progetto di Dio; è la fine
dei tempi (Ger 3,17; 5,8; 50,4.20; Ez 7,7.12; Dan 7,22; 12,4.9);
è giunta la pienezza dei tempi (Gal 4,4; Eb 9,26); il momento
presente è pieno fino all'orlo della presenza di Dio che salva.

Proclamando il vangelo, Gesù dà consistenza alla storia degli
uomini, dà un contenuto vero e un senso nuovo al tempo e allo
spazio: dà senso al passato, al presente e al futuro. Gesù è
Dio che riempie di senso infinito il nostro non-senso: senza di
lui siamo pieni di vuoto.

"Il regno di Dio è vicino". E' vicino il momento in cui Dio
eserciterà in modo effettivo e completo la sua sovranità sul
mondo. Se adesso il mondo è governato dalla potenza del denaro,
dell'inganno e della forza (la potenza di satana), è vicino il
momento in cui Dio prenderà nelle sue mani il potere. Sta per
cambiare radicalmente il regime del governo del mondo: si
instaura definitivamente la sovranità di Dio che significa
giustizia, concordia, pace, pienezza di vita.

"Dio regna!" è la buona notizia. Se finora gli uomini hanno
obbedito a satana e le loro scelte erano determinate
dall'interesse, dal proprio comodo e dalla volontà di
primeggiare, ora non deve più essere così: c'è stata la
rivoluzione, è cambiato il regime e la legge.

Il regno di Dio è presente nella persona di Gesù, nelle sue
parole: poi si comunicherà ai Dodici, alle folle e al mondo.

"Convertitevi e credete nel vangelo". La conversione è un
cambiamento radicale, un vero e proprio rovesciamento, un
passaggio dall'egoismo all'amore, dalla difesa dei propri
interessi alla solidarietà. Deve cambiare l'atteggiamento
interiore e la condotta esteriore. Convertirsi è voltarsi verso
Dio in atteggiamento di obbedienza e accogliere con gioia la sua
sovranità. Se la sovranità di satana era oppressiva, quella di
Dio sarà liberante: servire Dio è regnare.

Ecco dunque il vangelo: la possibilità di sperimentare
gioiosamente la sovranità di Dio sulla propria vita.

Il breve racconto della chiamata dei primi quattro discepoli
vuole essere un esempio concreto di conversione; non la
conversione proposta a degli specialisti del regno di Dio, ma
semplicemente la conversione necessaria per essere cristiani.

L'iniziativa è di Gesù: la vita cristiana non è tanto una
scelta nostra quanto una risposta alla sua chiamata. L'appello di
Cristo ha una nota di urgenza: è il momento favorevole, non c'è
tempo da perdere: è la grande occasione.

L'appello di Gesù esige un distacco radicale: lasciare le
ricchezze (Mc 10,21), abbandonare la strada del dominio e del
potere (Mc 9,35), smantellare quell'idea di Dio che abbiamo
costruito a difesa dei nostri privilegi (Mc 7,8-13), vivere nella
logica della croce (Mc 8,34) fino a riconoscere nel volto
sfigurato di un uomo crocifisso la vera immagine del Dio senza
figura (Mc 15,39).

"Subito, lasciate le reti,... lasciato il padre,... lo
seguirono". Il racconto della chiamata degli apostoli si ispira
alla chiamata di Eliseo (1Re 19,19-21). Immediata rottura con il
passato, cambio di rotta, conversione. Per questi primi quattro
discepoli la forza di attrazione del regno di Dio è stata così
grande da superare quella del possesso, degli affetti familiari e
dell'abitudine. La fede si concretizza in un'adesione totale alla
persona di Gesù, nell'accogliere lui come guida e come scopo
della propria vita: vivere per lui nel senso più pieno.